Nessuno sforzo in più per aiutare le famiglie, passi indietro per l’ambiente.

Il nuovo decreto bollette, approvato con voto di fiducia dal Governo, nasce in un momento in cui famiglie e cittadini sono messi sotto pressione da aumenti pesanti di energia e beni essenziali. Proprio per questo, ci si aspettava una risposta forte e concreta.

Invece, il provvedimento delude: gli aiuti restano limitati, temporanei e accessibili a pochi. Il bonus energia viene ridotto e destinato solo alle fasce più fragili, lasciando fuori una larga parte di cittadini comunque in difficoltà.

Per capire davvero chi resta fuori, bisogna immaginare situazioni molto comuni, non casi estremi.

Pensa a una famiglia con due genitori che lavorano e un figlio, con un reddito complessivo che porta l’ISEE intorno ai 15.000–20.000 euro. Non sono “poveri” secondo i parametri ufficiali, ma tra affitto o mutuo, spesa alimentare aumentata e bollette più care, arrivano a fine mese con fatica. Eppure, con il nuovo limite sotto i 9.794 euro, questa famiglia non riceve nulla.

Oppure considera un pensionato solo, con una pensione leggermente sopra la soglia: magari 800–900 euro al mese. Anche qui, basta superare di poco il limite ISEE per perdere completamente il bonus, nonostante l’aumento dell’energia pesi moltissimo su un reddito così basso.

Un altro caso tipico è quello di una coppia giovane che lavora, magari con contratti non stabili. Guadagnano abbastanza da superare la soglia, ma non abbastanza da essere tranquilli. Non rientrano negli aiuti, però subiscono gli stessi aumenti di luce e gas.

È proprio qui che nasce il problema: il sistema divide in modo rigido tra chi ha diritto e chi no, senza considerare tutte quelle situazioni intermedie. Così si crea una fascia ampia di cittadini che non è tecnicamente povera, ma vive comunque una difficoltà concreta.

In pratica, il bonus finisce per proteggere (comunque poco e male) solo i casi più estremi, lasciando scoperta una parte enorme della popolazione che, nella vita reale, sta comunque facendo fatica a sostenere i costi quotidiani.

Ancora una volta, manca una visione strutturale che tuteli davvero il diritto a servizi essenziali come luce e gas a prezzi sostenibili.

Alcune misure positive ci sono, soprattutto sul fronte della trasparenza e della tutela dei consumatori: più controlli sui dati, limiti alle telefonate aggressive e maggiore chiarezza nei contratti. Piccoli passi avanti, ma non sufficienti a compensare l’assenza di interventi più incisivi su costi e sistema tariffario.

Preoccupa inoltre la scelta di prorogare l’uso del carbone: una decisione che rischia di sacrificare il diritto alla salute e a un ambiente sostenibile, guardando al passato invece che al futuro.

Il decreto appare quindi come un’occasione mancata:
in un momento di crisi, i cittadini avevano bisogno di protezione concreta e duratura, non di misure parziali e temporanee.

L.L. – Federconsumatori Reggio Emilia

93 Visite